Ora
Unità fuori SI ammessa all’uso · grandezza: tempo
Per duemila anni l’ora è stata una misura fluttuante. Lo scriba egizio divideva la luce del giorno in dodici parti, e in luglio ognuna di quelle parti veniva più lunga che in dicembre: il giorno stesso era più lungo. A nessuno pareva scomodo: l’ora era una parte del giorno, non una lunghezza fissa.
01 · Definizione
Un’ora sono 3600 secondi esatti, cioè sessanta minuti. L’unità non fa parte del SI ma è ammessa all’uso: senza di essa non si regge né un orario, né un contratto di lavoro, né una tariffa.
Le ventiquattro parti del giorno sono eredità egizia: dieci parti di luce, due di crepuscolo e dodici di notte secondo i decani. Il dodici non venne dalla comodità del calcolo ma dall’osservazione: nel corso di una notte dodici gruppi di stelle di riferimento salivano sopra l’orizzonte, e su di essi si scandiva la notte come sul l’ombra dello gnomone si scandiva il giorno.
Quel sistema viveva con naturalezza finché il tempo si misurava con il sole e con l’acqua: il quadrante si tracciava semplicemente per la stagione e la clessidra si riempiva altrimenti. Gli orologi meccanici da torre del Trecento non sapevano farlo — gli ingranaggi giravano a velocità costante — e le città adottarono ore uguali perché così funzionava il meccanismo. Il tempo cessò di essere una parte del giorno e divenne una convenzione.
Cinquecento anni dopo la stessa logica diede i fusi orari: una ferrovia non può vivere sul mezzogiorno locale di ogni stazione. Oggi l’ora si conta dall’UTC, la scala degli orologi atomici, ed è del tutto staccata dalla rotazione della Terra: i giorni si allungano e si accorciano di millisecondi, mentre l’ora resta esattamente tremilaseicento secondi.
Imposta la latitudine e il giorno dell’anno: la durata della luce si ricava dalla declinazione del Sole, e poi il giorno e la notte si dividono in dodici parti ciascuno, come si faceva prima degli orologi meccanici. A sinistra l’arco del Sole sopra l’orizzonte e l’ombra dello gnomone; a destra due file di dodici divisioni: le ore del giorno contro quelle della notte.
La Terra ruota di quindici gradi all’ora, perciò la longitudine si traduce direttamente in tempo. Il problema non lo risolse la geometria ma l’orologeria: per trovare la longitudine in mare bisognava portarsi dietro l’ora del porto di partenza, e per questo serviva un cronometro di marina esatto al secondo.
02 · Conversione
Inserisci un tempo — la scheda lo converte
L’ora è comoda come base di unità composte: il chilowattora conta l’energia, l’ora-uomo il lavoro, il chilometro orario la velocità. Ogni volta il numero esce di una taglia che la mente trattiene, ed è proprio per questo che l’ora è sopravvissuta alla riforma metrica.
L’anno della tabella è preso medio — 365,25 giorni, 8766 ore. Un anno comune ne ha 8760, uno bisestile 8784, ed è proprio per questa differenza che le scadenze del calendario non si riducono al secondo.
Il chilowattora è l’unità composta con l’ora più nota: tre milioni e seicentomila joule. Il contatore sul pianerottolo li conta perché il joule è troppo piccolo per la scala domestica: un appartamento comune consuma circa trecento chilowattora al mese, che in joule darebbero un numero di undici cifre.
| Nota | |||
|---|---|---|---|
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03 · Ordini di grandezza
dal minuto a un’intera vita di lavoro04 · Strumenti di misura
Con che cosa si misuravano le ore
L’ombra dello gnomone segna il tempo solare locale. Le divisioni sulla lastra sono ineguali, e con le ore temporali una stessa lastra serviva solo per la sua stagione: per un’altra andava ritracciata.
La clessidra ad acqua funzionava di notte e con il cielo coperto. Il vaso egizio era fatto conico perché il livello scendesse in modo uniforme man mano che l’acqua usciva, e le divisioni sulla parete restavano tracciate per la stagione: dodici parti di notte, quanto lunga essa fosse.
Un peso, uno scappamento a verga e un foliot con due masse che oscilla avanti e indietro. La precisione era pessima — fino a un quarto d’ora al giorno — ma l’oscillazione non dipendeva dalla stagione, e questo bastò perché l’ora diventasse uguale.
Oggi l’ora si conta dal tempo universale coordinato, tenuto da centinaia di orologi atomici in tutto il mondo. L’ora in sé non ha un campione: ce l’ha il secondo, e l’ora si ottiene moltiplicando per tremilaseicento.
05 · Regole di scrittura
h minuscola, kW·h con punto centrale
Una H maiuscola indica l’henry. Le unità composte si scrivono con il segno di moltiplicazione: kW·h, non kWh né «kwh». Fra il numero e il simbolo c’è uno spazio, e dopo il simbolo non c’è punto.
I fusi orari sul pianeta sono trentotto, non ventiquattro: il Nepal è spostato di 5:45, l’India e l’Iran di mezz’ora, le isole Chatham di 12:45. La ragione non è astronomica ma politica: ogni paese sceglie da sé il proprio scarto.
06 · Unità vicine
L’ora sta sopra il minuto e sotto il giorno, e tutto il terzetto si regge sui fattori sessanta e ventiquattro. Le unità composte — kW·h, h·uomo, km/h — tengono l’ora nella tecnica di oggi assai più saldamente di qualunque orario.
1/60 di ora
3600 s
3,6 MJ
L’ora siderale è più corta di quella comune di dieci secondi, perché il giorno siderale è più corto di quello solare di quattro minuti: in un anno la Terra compie un giro in più rispetto alle stelle.
07 · Sezione storica
Ore che non duravano lo stesso
La luce del giorno veniva divisa in dodici parti in qualunque stagione. Al Cairo un’ora d’estate durava settanta minuti, una d’inverno una cinquantina, e questo non era considerato un errore: l’ora doveva essere una parte del giorno.
Quattro ore sono un turno a bordo, sei guardie al giorno. Le campane si battevano ogni mezz’ora sulla clessidra, e otto colpi significavano la fine della guardia. Il sistema è sopravvissuto al veliero e si mantiene nella vita di bordo fino a oggi.
Un decimo del giorno, centoquarantaquattro minuti comuni. L’unica parte della riforma metrica che non attecchì da nessuna parte: gli orologiai producevano quadranti a due corone, e il pubblico continuava a leggere quella comune.
Un’ora del giorno siderale, dieci secondi più corta di quella comune. Gli osservatori tenevano orologi a parte con questa scala: una stella torna al meridiano secondo il tempo siderale, non secondo quello solare.
L’ora è diventata costante non per la scienza, ma per una ruota dentata
Fino al Trecento l’ora era una parte della luce del giorno, e la sua durata fluttuava con la stagione: alle nostre latitudini una d’estate arrivava a settantacinque minuti e una d’inverno a quarantacinque. Un orologio solare se la cavava senza sforzo: bastava tracciare la lastra per la stagione.
Le città adottarono le ore uguali semplicemente perché così funzionava il meccanismo, e il tempo passò da grandezza naturale a grandezza convenuta. Non se ne discusse: l’orologio della torre batteva, e la città viveva sui suoi rintocchi.
Catalogo · unità di misura
Una scheda per ogni grandezza
Sette unità di base del SI, ventidue derivate con nome proprio e le unità fuori SI senza le quali non se la cavano né la tecnica né la vita quotidiana. Ciascuna ha la sua scheda: definizione, conversione, strumenti, regole di scrittura, storia. In 36 lingue.