Sulla piastra, dal ponte all’acqua, corre una sagola del solcometro incatramata, e lungo di essa scendono uno dopo l’altro, ciascuno al proprio ritmo, i nodi annodati; in basso una barchetta di legno ondeggia sull’onda e tiene tesa la sagola. A sinistra la sabbia scorre nella clessidra: la metà superiore si svuota, quella inferiore si riempie, e fra le due cadono ancora granelli isolati. Tre treni d’onde vanno in direzioni diverse con periodi discordi, e lungo il regolo in basso un segno corre da un bordo all’altro fino al valore letto.
Scheda dell’unità
Fuori dal SI · ammesso per la navigazione scheda 1/1 · rev. 2026-09Nodo kn · kt
Unità fuori dal SI · grandezza: velocità · 1 miglio nautico all’ora
Un’unità che deve il nome a una corda
Dalla poppa si gettava una barchetta di legno zavorrata con piombo in modo che stesse dritta nell’acqua e quasi non si muovesse, e da essa si svolgeva una sagola con nodi fatti a intervalli uguali. Un marinaio lasciava scorrere la sagola fra le dita contando i nodi ad alta voce, mentre un secondo sorvegliava la clessidra, e quando la sabbia finiva si interrompeva il conteggio: quanti nodi contati, tanta velocità aveva la nave.
Tutto il trucco sta nel fatto che l’intervallo fra i nodi e il tempo della clessidra sono accordati fra loro, così che il conteggio dava subito la velocità in miglia all’ora, senza alcuna aritmetica su un ponte bagnato. Lo strumento è sparito dalle navi da più di un secolo; il solcometro è diventato meccanico, poi elettromagnetico e oggi del tutto satellitare, mentre il nome dell’unità è sopravvissuto e sta ora alla base delle norme internazionali per prevenire gli abbordi in mare.
Oggi la definizione del nodo non nomina né sagola né sabbia: è esattamente un miglio nautico all’ora, cioè milleottocentocinquantadue metri divisi per tremilaseicento secondi. Il numero non viene tondo — zero virgola cinquecentoquattordici metri al secondo e spiccioli —, ma la comodità è rimasta: una distanza in miglia divisa per una velocità in nodi dà subito le ore.
I documenti internazionali scrivono il simbolo con due minuscole latine — kn —, l’aviazione e i bollettini meteo si sono fermati su kt, e nelle vecchie tavole inglesi compare anche kts. La parola «nodo» ha il plurale, il simbolo no; dopo il numero va uno spazio indivisibile.
L’ora è già dentro l’unità, quindi non esistono «nodi all’ora», ma solo una variazione di velocità, che si misura in nodi al minuto. Un nodo non è un miglio nautico e nemmeno una distanza; inoltre velocità in acqua e velocità sul fondo differiscono della corrente, e in uno stretto si separano di un buon dieci per cento.
01 · Definizione
sagola e clessidra · un miglio all’ora · in acqua e sul fondoUn nodo è pari a un miglio nautico all’ora, e dal 1929 il miglio misura esattamente milleottocentocinquantadue metri, perciò anche il nodo si esprime esattamente: zero virgola cinque uno quattro quattro quattro quattro metri al secondo, arrotondato alla sesta cifra. La definizione è puramente aritmetica, e l’unità non ha un campione proprio, perché eredita per intero il campione di lunghezza e la definizione del secondo.
Il legame storico fra il nodo e lo strumento poggiava su una proporzione. Se l’intervallo fra i nodi della sagola è uguale alla distanza che una nave percorre nel tempo della clessidra a un miglio all’ora, il numero di nodi finiti fuori bordo è la velocità in quelle stesse miglia. Per una clessidra da ventotto secondi l’intervallo risulta di quattordici metri e quaranta, cioè quarantasette piedi e tre pollici, e la flotta inglese teneva quella segnatura come riferimento.
Il guaio era che ogni nave segnava la sagola a modo suo e le clessidre scorrevano in modo irregolare, così l’errore non era casuale ma sistematico: non si compensava nell’arco di una guardia, si accumulava nella stima. Un navigatore con la sagola segnata corta annotava giorno dopo giorno una velocità maggiore di quella reale, spingeva il punto in avanti lungo la rotta e arrivava alla costa prima di quanto credesse — una trama che riempie le relazioni di naufragio del Settecento.
Infine il nodo si misura in due modi, e la differenza conta ancora oggi. Un solcometro di qualunque tipo — dalla barchetta di legno al sensore elettromagnetico nello scafo — dà la velocità rispetto all’acqua, mentre un ricevitore satellitare conta il moto rispetto al fondo del mare, e la differenza fra i due è la corrente. Nello stretto di Gibilterra o al largo di Capo Horn arriva a diversi nodi, e per questo in plancia si tengono le due cifre affiancate.
Da dove vengono quarantasette piedi e tre pollici
A sinistra la nave segue la rotta e a poppa si fila una sagola: i nodi corrono tanto più in fretta quanto più alta è la velocità scelta, e ognuno che passa dalla mano del marinaio sul capo di banda aggiunge uno al conteggio. A destra scorre la clessidra, e appena la sua metà superiore è vuota il conteggio si interrompe: due barre mostrano ciò che si è contato e ciò che era vero. Cambiate il tempo della clessidra: la sagola è segnata per una sola durata, prendetene un’altra e la lettura comincia a sbagliare sempre nello stesso verso, mentre la riga in basso calcola di quante miglia al giorno una simile stima sposterà il punto.
02 · Conversione
velocità · vento e onda · tempo di traversataUna velocità in tre conversazioni
La prima scheda ripartisce la velocità inserita fra le unità d’uso comune. La seconda legge lo stesso numero come vento e mostra che cosa fa il mare con quel vento. La terza calcola il tempo e la percorrenza giornaliera, cioè risponde alla domanda per cui il nodo è stato inventato.
Una regola da ricordare: un nodo è circa mezzo metro al secondo e poco meno di due chilometri all’ora, e al contrario — un metro al secondo fa quasi esattamente due nodi.
I servizi meteo danno il vento ora in nodi, ora in metri al secondo, e le cifre differiscono quasi del doppio, così un venti in una previsione è o un vento teso o una vera burrasca. Prima di confrontare previsioni di servizi diversi, verificate che entrambi parlino nella stessa unità.
| Grandezza | Valore | Nota |
|---|---|---|
| {k} | {v} | {note} |
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04 · Strumenti di misura
solcometro a barchetta · a elica · elettromagnetico · DopplerQuattro modi di catturare la velocità
Lo strumento che ha dato il nome all’unità
Dalla poppa si gettava una barchetta di quercia ferrata con piombo, che stava dritta nell’acqua e restava quasi ferma mentre la nave avanzava e si tirava dietro la sagola. Le prime braccia fino a un segno non si contavano, per far uscire la barchetta dalla scia, poi si contavano i nodi ad alta voce fino al grido di «stop» sopra la clessidra vuota. La precisione era di circa mezzo nodo, più che sufficiente per la stima, perché vento e corrente aggiungevano ben più incertezza.
Un’elica che conta i giri
A metà dell’Ottocento la sagola fu sostituita da un’elica rimorchiata a pale inclinate, che girava tanto più in fretta quanto più veloce andava la nave e, tramite una lunga cima, muoveva un contatore sul coronamento di poppa. Lo strumento non contava più la velocità ma la distanza percorsa; la velocità si ricavava dividendo l’incremento per il tempo, il che rendeva le letture più calme: gli strappi casuali delle onde si compensavano da soli. Il solcometro di Walker restò a bordo quasi un secolo e, nella dotazione delle scialuppe, sopravvisse perfino all’arrivo della radionavigazione.
Un sensore senza parti mobili
L’acqua di mare conduce la corrente e, passando accanto a una bobina nello scafo, genera fra gli elettrodi una tensione proporzionale alla velocità del flusso. Un simile solcometro non si consuma e non si impiglia nelle alghe, ma indica la velocità dell’acqua nello strato limite a ridosso del fasciame, un po’ diversa da quella del flusso libero, e perciò si tara su un miglio misurato con un coefficiente di correzione. La lettura resta comunque velocità in acqua, non sul fondo.
Una velocità contata dal fondo
I fasci inclinati del solcometro acustico colpiscono il fondo, e dallo spostamento di frequenza del segnale riflesso l’apparecchio ricava il moto rispetto al fondo — quella velocità sul fondo che nessun solcometro che lavori nell’acqua conosce. All’ormeggio questo permette di vedere l’abbrivio in frazioni di nodo e perfino lo scarroccio laterale, e in acque profonde, dove l’eco del fondo si perde, l’apparecchio passa alla retrodiffusione nella colonna d’acqua e torna a misurare in acqua, cosa che segnala onestamente con una nota sullo schermo.
05 · Regole di scrittura
kn e kt · l’ora è dentro · in acqua o sul fondoL’ora è già dentro la parola
Gli errori qui sono pochi, e vengono tutti dalla dimenticanza: l’unità nasconde in sé distanza e tempo, e per questo non sopporta che glieli si aggiunga di nuovo dall’esterno.
Il primo errore è il più noto ed equivale a dire «chilometri all’ora all’ora». Il secondo fa passare una distanza per una velocità, mentre in una guardia si percorrono miglia e solo miglia. Il terzo è pericoloso nelle previsioni, dove alcuni servizi danno il vento in nodi e altri in metri al secondo, così un numero nudo non significa nulla. Il quarto risparmia sulla precisione dove non si può: arrotondare a uno virgola otto dà quasi il tre per cento di errore, cioè un’ora in più su una traversata atlantica. Il quinto lascia il lettore a indovinare se la velocità sia stata misurata col solcometro o col satellite, benché in uno stretto la differenza possa arrivare a un quarto della velocità. Il sesto storpia semplicemente un simbolo che in quella forma non esiste in nessuna norma.
06 · Unità vicine
miglio nautico · metro al secondo · chilometro all’oraIl nodo poggia sul miglio nautico come il chilometro all’ora sul chilometro, e così l’intera famiglia delle velocità si distingue solo per la misura di lunghezza posta alla base. La differenza è pura convenzione, e la tenacia del nodo sta nel fatto che il miglio vale un minuto d’arco e si legge direttamente sul margine della carta.
La base del nodo: la distanza corrispondente a un minuto d’arco di meridiano, fissata nel 1929 in un numero tondo di metri.
L’unità del sistema in cui parla la maggior parte dei meteorologi del mondo; convertirvi e tornare indietro è quasi un raddoppio, cosa usata per le stime rapide.
La misura quotidiana della velocità, legata al nodo dal fattore esatto 1,852, poiché entrambe le misure di lunghezza di quel rapporto sono fissate in numeri interi di metri.
Fra le schede di Simetrium, accanto stanno miglio nautico, da cui il nodo ha preso la sua sostanza, e la velocità della luce — l’altro estremo della stessa fila, dove l’unità non è fissata da uno strumento ma, al contrario, dichiarata esatta e usata per definire il metro.
07 · Sezione storica
archivio · dalla corda al coefficienteCome una corda è diventata un’unità
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Una sagola da quarantadue piedi accorciava l’intervallo di un nono e così gonfiava la lettura di circa il dodici per cento, il che su una lunga traversata spingeva il punto stimato di decine di miglia in avanti lungo la rotta.
Due velocità di una stessa nave
Ogni solcometro, dalla barchetta di legno alla bobina nello scafo, misura la velocità della nave rispetto all’acqua, perché è l’acqua che scorre lungo lo scafo e fa girare l’elica. Ma la nave non si muove sull’acqua bensì sulla carta, e al navigatore serve la velocità rispetto al fondo; la differenza fra queste due grandezze è la corrente, che negli stretti angusti e lungo le coste continentali può essere paragonabile alla velocità stessa.
Prima dei ricevitori satellitari la corrente si doveva prendere da atlanti e tavole di marea, aggiungendo alla lettura del solcometro una correzione la cui affidabilità dipendeva dall’età dell’edizione. Oggi il ricevitore dà direttamente la velocità sul fondo, e per questo in plancia si tengono le due cifre: il solcometro dice come si comporta la nave in acqua e se la macchina dà abbastanza giri, il satellite dice quando la nave arriverà.
Da qui la particolarità dell’unità: il nodo non ha un campione proprio né può averlo, e ciò che si verifica non è l’unità ma lo strumento, facendo correre la nave su un miglio misurato di lunghezza nota nei due sensi per annullare la corrente con la media. Della vecchia sagola del solcometro resta solo l’abitudine di confrontare la lettura con qualcosa di esterno, perché nessun solcometro sa che cosa fa l’acqua intorno a lui.
Catalogo delle grandezze
velocità, abbrivio e navigazioneUnità di base del SI
evidenziati il metro e il secondo — il nodo è un rapporto fra lunghezza e tempoChi va a che velocità
il tempo di traversata esce dalla stessa formula| Nave o oggetto | Nodi | km/h | Al giorno | |
|---|---|---|---|---|
| {name} | {kn} | {kmh} | {day} | {time} |
La colonna della percorrenza giornaliera mostra la principale comodità dell’unità: per sapere quante miglia saranno a poppavia domani a quest’ora, basta moltiplicare la velocità per ventiquattro. L’ultima colonna trasforma allo stesso modo la velocità in tempo, ed è questa semplicità ad aver tenuto il nodo in plancia, benché dentro il ricevitore conti in metri al secondo.